foto e scritti personali

       

Fascio di luce e tapparella

Questo pomeriggio mi sono seduta al tavolino da bistrot – o piuttosto da giardino: un tavolinetto rotondo di metallo argento opaco  in vendita nei negozi Ikea un trenta anni fa (accipicchia, già trent’anni che l’abbiamo acquistato?) – davanti alla porta-finestra per leggere il mio nuovo Don Chisciotte nell’ottima, toscaneggiante traduzione di Ferdinando Carlesi.

Avevo il sole in fronte. Fastidioso. Allora mi sono alzata e ho abbassato un poco la tapparella avvolgibile in PVC. Mi sono riseduta. Ancora il sole negli occhi. Di nuovo in piedi, tira un poco più giù l’avvolgibile. Risiediti. Non è ancora abbastanza. Alzati, ancora un gocciolino più giù. Risiediti. Ci siamo. 

Un luccichio, uno scintillio. Un bagliore, un barbaglio sfuggente attraverso le doghe autoaggancianti della tapparella avvolgibile. E se tento una foto? Cosa verrà fuori? Afferro il telefono, cerco il barbaglio: eccolo. Scatto.

Nella fotografia il fascio di luce penetrato attraverso la fessura oblunga appare tondo come il sole e – che sia la rifrazione? – crea, contro la tapparella, dei grandi cerchi in cui la luce bianca appare, anche se vagamente, scomposta nei vari colori dello spettro solare. 
Vorrei poter capire meglio queste cose, ma la mia mente non ce la fa.