foto e scritti personali

       

Novembre 2025

  • Fascio di luce e tapparella

    Fascio di luce e tapparella

    Questo pomeriggio mi sono seduta al tavolino da bistrot – o piuttosto da giardino: un tavolinetto rotondo di metallo argento opaco  in vendita nei negozi Ikea un trenta anni fa (accipicchia, già trent’anni che l’abbiamo acquistato?) – davanti alla porta-finestra per leggere il mio nuovo Don Chisciotte nell’ottima, toscaneggiante traduzione di Ferdinando Carlesi.

    Avevo il sole in fronte. Fastidioso. Allora mi sono alzata e ho abbassato un poco la tapparella avvolgibile in PVC. Mi sono riseduta. Ancora il sole negli occhi. Di nuovo in piedi, tira un poco più giù l’avvolgibile. Risiediti. Non è ancora abbastanza. Alzati, ancora un gocciolino più giù. Risiediti. Ci siamo. 

    Un luccichio, uno scintillio. Un bagliore, un barbaglio sfuggente attraverso le doghe autoaggancianti della tapparella avvolgibile. E se tento una foto? Cosa verrà fuori? Afferro il telefono, cerco il barbaglio: eccolo. Scatto.

    Nella fotografia il fascio di luce penetrato attraverso la fessura oblunga appare tondo come il sole e – che sia la rifrazione? – crea, contro la tapparella, dei grandi cerchi in cui la luce bianca appare, anche se vagamente, scomposta nei vari colori dello spettro solare. 
    Vorrei poter capire meglio queste cose, ma la mia mente non ce la fa.

  • Mini rana

    Mini rana

    Foglie di faggio e foglie di betulla. Sotto, uno strato di pacciamatura: rami di tasso potati e passati nel biotrituratore durante l’estate. Tutto umido, tutto ancora intriso di pioggia. Un po’ di pioggia ci vuole… E poi siamo in autunno. Autunno inoltrato. Per fortuna non gela ancora. Funghetti, come capocchiette di spilloni violacei infilzati, si ergono, uno qua, uno là, tra i detriti vegetali.

    Un sussulto. C’è qualcosa che si muove là sotto.
    Un esserino lustro, bagnato, colore della terra raccoglie le sue forze e – hop! – salta come un grillo tra le foglie, i funghetti, il muschio e il triturato.
    Una rana piccolissima, davvero minuscola.

    Sarà una rana terrestre, una rana rossa: la «rana temporaria» che qui è abbastanza comune. Sarà nata alla fine dell’estate viste le sue dimensioni microscopiche. Ce la farà a passare l’inverno? A sfuggire ai tanti, possibili predatori, così piccola?

    Lo sguardo la segue, la perde, la ritrova. La manona si tende verso di lei, la prende con delicatezza. Vorrebbe tenerla un momento con sé, magari per osservarla meglio.
    Niente da fare. Quel contatto – il palmo caldo e asciutto – decisamente non le aggrada. Con grazia, la mini rana si catapulta per terra e in due, tre saltelli va a nascondersi dietro una foglia.
    – Dai, non temere. Ti lascio tranquilla. Vado a piantar bulbi da un’altra parte.