foto e scritti personali

       

Sul prato Cornelia mi aspetta

Sul prato Cornelia mi aspetta. Sì, aspetta proprio me. 
Il petto e le zampe stanno in posizione frontale mentre la testa la tiene di profilo. Col suo occhio sinistro, solo con quello, mi guarda dritto negli occhi. Certo vede che sono seduta sulla sedia di metallo davanti alla porta finestra.

Cornelia è puntuale. Atterra sul prato verso l’ora di pranzo e aspetta. Aspetta me che le do da mangiare. Cornelia ha fame. Io invece ho un tremendo mal di testa. Io non ho fame. Ho voglia di piangere, ecco. Ma non ci riesco. 

Cornelia ora cammina sul prato. Ogni tanto si china, becchetta qualcosa, chissà cosa. Fa finta di niente lei, fa l’indifferente. Noncurante si allontana a passettini, poi si riavvicina, poi – Ma dov’è andata? Non la vedo più.

Cornelia si è stancata di aspettare e se n’è andata. 
Il sole era incerto, ora se n’è andato pure lui. Vedo oscillare i rami degli alberi. È il vento che smuove piano il paesaggio. Dietro, il muro bianco, impenetrabile, del cielo. I giorni come bolle leggere e trasparenti, bolle fatte di niente che salgono, si disperdono poi vorticano, vorticano nell’intimo, s’assottigliano e – puf! – scoppiano. Uno dopo l’altro. I giorni. Contro il muro bianco del cielo.

Cornelia è tornata e becchetta sul prato come prima, come se nulla fosse. No, proprio non vuole darmi a vedere che aspetta. Lei sa che io so. E sì, mi aspetta ancora. Vado in cucina, qualcosa troverò pure da darle da mangiare.