foto e scritti personali

       

Regolo comune (Regulus regulus)

Un regolo comune ripescato nel laghetto questo pomeriggio. 

Cosa ci faceva immobile a mollo nell’acqua? Che fosse rimasto impaniato tra le alghe filamentose e, dopo aver cercato inutilmente di liberarsi, ormai spossato attendesse il peggio? 
Per fortuna la sua cresta cefalica ad alta visibilità giallo fluo ne ha segnalato la presenza all’occhio errabondo. 

Tirato fuori dall’elemento liquido, il Regulus regulus – tanto piccolo da stare tutto nel cavo di una mano – ha sbattuto un poco le ali e agitato debolmente le zampe: segno che era ancora vivo e reattivo. A un esame sommario, non c’era niente di rotto: piume e penne zuppe e gli occhi che sì, si aprivano grandi, ma poi subito si richiudevano per recuperare le forze, per riprendersi dallo spavento. 

Metterlo in una scatola di cartone con qualche forellino di aerazione? Uhm… forse preferisce il caldo di un palmo. E la mano lo accoglie con ogni precauzione, onorata di farsi rifugio per l’inatteso, principesco ospite. Tutto il tempo che vuoi, se qui ci stai bene.

Ma che… punti già le zampe e stai ritto in piedi? Ti sei un poco asciugato? Se ora ti dimeni e batti le ali, qua dentro non ci vuoi proprio più stare. Cadono le mura del castello: giammai tenerti prigioniero! 

Regulus regulus, dove te ne sei andato? Là, sul tronco del cedro! 
E dal tronco poi svoli più in alto, su di un ramo. E poi su di un altro. E poi, e poi scompari.