foto e scritti personali

       

Luglio 2023

  • Escna azzurra (Aeshna cyanea)

    Escna azzurra (Aeshna cyanea)

    Immobile e verticale, una grande libellula si tiene aggrappata sul margine della pagina superiore di una foglia di ninfea, anch’essa verticale. 

    Durante il periodo estivo dal fusto ancorato sul fondo melmoso l’unica ninfea del laghetto invia allegramente in superficie un’esuberanza di giovani foglie. Come grappoli di curiosi, le giovani foglie  premono, spingono, sgomitano, si ammonticchiano le une sulle altre in un trionfo di verdi, cerose, srotolantesi rotondità. Anche i boccioli della ninfea sono desiderosi di affacciarsi sul pelo dell’acqua, hanno voglia anche loro di aprirsi e galleggiare, di mostrare all’aria le belle corolle stellate fatte di tanti carnosi, spirociclici petali giallo pastello. Ma dove sono i fiori? A fatica li scorgo, occultati come sono da questo affastellamento fogliare.

    La testa rivolta all’insù, la grande libellula si tiene aggrappata al margine superiore della sua foglia con il primo paio di zampe e se ne sta così immobile da parere incrostata alla parete vegetale a cui è sospesa. Quasi un gioiello, un pendentif Art Nouveau d’oro giallo, crisoprasio e smalto a cattedrale adagiato nel suo scrigno di sete cangianti verde smeraldo. Meglio non muoversi, così da passare inosservata all’occhio di possibili predatori. E poi non è ancora pronta a propriamente muoversi: deve aspettare, paziente, che tutto il suo organismo, all’aria e al calore del sole pomeridiano, arrivi al termine della metamorfosi.

    La grossa testa dorata, il torace verde mela, il lungo e sottile addome colorato di nero e di celeste, le ali con le estremità un poco incurvate, morbide, non ancora completamente distese e indurite, non ancora atte al volo, non ancora in grado di sollevarla e di portarla a esplorare il mondo  lungo le rotte aeree. Nel passaggio dall’ambiente acquatico all’ambiente terrestre, di sicuro questo momento di stasi forzata, ma necessaria, è il momento più delicato per lei, quello in cui si trova più esposta e indifesa.

    L’emozione dell’emergenza. Finalmente emersa – da quanto tempo: una, due ore? – dall’elemento liquido in cui ha trascorso – per uno, due, tre, forse quattro anni? – la prima parte della sua esistenza. Finalmente sfarfallata, piano, faticosamente, dal suo ultimo involucro disseccato all’aria, fessurato, spaccato lungo il dorso: lo spiraglio, la porta socchiusa, la via di fuga. 

    Quante volte, mi chiedo, la larva sott’acqua avrà già dovuto raccogliere tutte le sue forze e venire fuori dall’involucro precedente in cui stava racchiusa – ormai divenuto corazza opprimente – per continuare a crescere rivestita di un abito nuovo fiammante, con la stessa foggia, solo un po’ più largo, un po’ più comodo perché di taglia superiore? Di sicuro nel lungo lasso di tempo della sua prima vita da larva, le mute sono state tante nel laghetto, tra il fondo oscuro brulicante di microrganismi, le piante sommerse ondeggianti, le rane più o meno canterine, la massa d’acqua non proprio limpida. E oggi, oggi è il gran giorno. Il giorno del passaggio finale dal dentro al fuori, a un altro fuori. La larva è emersa in superficie  e dalla larva è emerso l’insetto più o meno perfetto, dotato di immensi occhi, di un lungo sottile addome, di quattro grandi ali membranose che presto saranno completamente distese e pronte a librarlo, veloce e sicuro, nell’aria.

    Libellula più che abbozzata, quasi compiuta, con le tue ali di vitrea trasparenza ancora, teneramente, un poco accartocciate, con la tua pigmentazione che, lentamente, evolve verso tonalità più decise. Non posso rimanere ad assistere al tuo primo volo ma dalla sponda mi sporgo per fotografarti. Immagine, un poco sfocata, di questa immagine che adesso sei tu.

    … … …

    Eccomi di nuovo qua, al laghetto. Dovevo accertarmi che eri partita. In effetti – per fortuna – non ci sei più.  Simmetrico a dove stavi ieri, in alto ma sul margine della pagina inferiore della foglia, scorgo ancora appeso e leggero, l’ultimo tuo vecchio abito acquatico smesso, abbandonato poco prima di partire.